Lo spettacolo si svolge in una stanza.
“Quando il nostro lavoro artistico non ci parla che della stanza nella quale le cose si svolgono, è meno interessante, e d’altronde non ci parla nemmeno della stanza dove queste cose accadono; quando riusciamo a fare un buon lavoro, anche se raccontiamo della nostra intimità e della nostra stanza, il nostro lavoro ci parla della nostra epoca e del mondo”
(Ariane Mnouchkine, regista del Théâtre du Soleil, Parigi)
L’adolescenza dovrebbe essere una fase dell’esistenza, non un comodo espediente anagrafico. Dovrebbe essere una possibilità.
Nell’adolescenza intuiamo che come esseri umani avremmo la possibilità di progettare il nostro destino.
È una possibilità di riflessione e di cambiamento, di messa in discussione del potere: per il potere una minaccia. Se si riduce questa condizione dell’essere umano, con il suo fermento vitale, a semplice definizione anagrafica, allora la si snatura e la si svilisce, ed è più facile neutralizzarne il potenziale creativo ed eversivo, asservirla attraverso l’omologazione, e controllarla come si fa con qualsiasi altra categoria di consumatori.
Attraversando questa fase della nostra vita, dovremmo avere invece il sospetto che, oltre alla realtà circostante imposta, c’è dell’altro: una realtà ancora da inventare, ma che potrebbe esistere realmente, se solo lo volessimo.
Ci troviamo di fronte a una scelta esistenziale: è una possibilità che possiamo difendere con entusiasmo, o che con facilità e rassegnazione possiamo tradire.
La seconda scelta è però una trappola mortale messa in atto dal potere: “conformatevi e sarete responsabili”, ci suggerisce il potere; nell’adolescenza invece riecheggia nel nostro intimo “siate responsabili nei confronti della vostra condizione di esseri umani, e sarete liberi e rispettosi della libertà degli altri”.
L’ascolto di questa eco richiede molta attenzione a ciò che avviene nel nostro intimo.
L’adolescenza reca in sé una bellezza e una delicatezza molto intime, che ci parlano del mondo. Nel momento in cui decidiamo di tradirle, oltre a perdere il contatto con la realtà del mondo, ci allontaniamo dalla nostra umanità.
Il gruppo
La compagnia è un laboratorio espressivo teatrale in cui interagiscono tra loro volontari professionali sia in ambito artistico, sia in ambito educativo, volontari non professionali e persone diversamente abili.
È parte integrante dell’attività socio-culturale dell’Associazione “Giullari di Gulliver” .
La compagnia è attiva da otto anni ed è nata da altre esperienze teatrali sviluppatesi nell’ambito sociale: Club 74 (gruppo di animazione dell’Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale) con la Compagnia Le Molecole Stravaganti; Laboratorio Ronchetto (Fondazione Diamante) con la compagnia Eciccio e l’Associazione Giullari di Gulliver.
Lo spettacolo che vi proponiamo è quindi l’ottava produzione della compagnia.
Creazione collettiva della compagnia
Drammaturgia e regia: Prisca Mornaghini e Antonello Cecchinato
Attrici e attori: Giulia Bellomo, Lorenzo Bernasconi, Mario Cavallo, Antonello Cecchinato, Louise Grob, Mattia Gusberti, Guglielmo Hug, Miriam Kotlaris, Aida Ilic, Caterina Longchamp, Sara Longhi, Beatrice Lupi, Lucia Messina, Prisca Mornaghini, Claudio Riva, Rosanna Schipani, Emma Tognola, Monica Tognola
Contatto: Antonello Cecchinato - antonello.cecchinato@giullari.ch
